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Carlo Manfredi. Les Anarchistes. - "Figli di origine oscura"
Articolo pubblicato online il 28 maggio 2004
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L’album, dall’inizio alla fine, ci accompagna senza sconti attraverso un intero secolo di dissenso: inni antimilitaristi, canti partigiani rivisitati in chiave rock.

Era dalla “Locomotiva” di Francesco Guccini, e la sua fiaccola dell’anarchia, che l’urlo di ribellione di chi è sempre e comunque ‘contro’ il sistema e le sue regole non si levava così alto nel Bel Paese. Les Anarchistes (il francese sembrerebbe non essere stato scelto a caso) appaiono in questo loro disco d’esordio come la risposta italiana a Les Negresses Vertes e ai Noir Désir, e allo stesso tempo come fieri epigoni del filone della musica di protesta: con energia vanno a scavare nella canzone popolare e proletaria nostrana ma si lasciano allo stesso tempo contaminare dai sapori tzigani e ‘blouson-noir’ d’oltralpe.

L’album, dall’inizio alla fine, ci accompagna senza sconti attraverso un intero secolo di dissenso: inni antimilitaristi, canti partigiani rivisitati in chiave rock (a cominciare dalla ‘Bella Ciao’, versione delle mondine), odi in onore delle più celebrate vittime dell’epopea anarchica, da Sacco & Vanzetti fino a Carlo Giuliani, e canzoni di protesta operaia, di quelle che si ascoltavano alle Feste dell’Unità durante gli anni ’70.

La severità e il peso storico dei testi sono temperati da sonorità e ritmi jazz-rock molto morbidi, con la chitarra acustica, il trombone e il sax alto a infondere un piacevole sapore etnico e folk. Otto musicisti in tutto, a testimoniare un’impostazione da vera jazz band frequentatrice di feste popolari, che sviluppano un suono dalla notevole varietà, con continui assolo – ora dell’armonica ora dei fiati ora della fisarmonica – a sovrapporsi l’uno all’altro in assoluta libertà ‘anarchica’.

Musica libertaria e ribelle allo stato puro, che recupera e rivaluta un genere che sembrava, per lo meno in Italia, in via d’estinzione. “Figli di origine oscura”, uscito nel 2002, è stato salutato con forte entusiasmo dalla critica, tanto da meritarsi il Premio Piero Ciampi come miglior debutto discografico dell’anno. Sia per il valore letterario sia per le qualità musicali, si tratta indubbiamente di un progetto interessante, confezionato a regola d’arte in una custodia rossa che più rossa non si può, con tanto di ringraziamenti alla Regione Toscana e al Comune di Carrara, del quale Les Anarchistes potrebbero ricevere la cittadinanza onoraria crediamo senza eccessive difficoltà.

Articolo in Videomusica


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