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Mikhaïlo, Marie-Chistine
di Piero Ferrua
Articolo pubblicato online il 25 dicembre 2004
Ultima modifica il 29 novembre 2015

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Marianne Enckell e Marie-Christine Mikhaïlo

Marie-Christine Mikhaïlo (già Mikhaïlova, Gos, Enckell e Soderjelm, andando a ritroso) ha vissuto altrettante esistenze quanti sono i cognomi successivamente adottati. La vita anarchica ha inizio cinquant’anni or sono, all’età di circa trentasette anni, dopo aver messo al mondo cinque figli, reduce da due matrimoni parzialmente falliti, il primo con un ambasciatore finlandese, il secondo con un medico elvetico.

Nata in un granducato russo, diventato territorio finlandese, da padre svedese e da madre svizzera, la nostra compagna aveva vissuto a Stoccolma e a Parigi prima di stabilirsi a Losanna, ove la conobbi nel 1954, appena giunto clandestinamente in Isvizzera ed essendo allora ospite di sua zia Lise David, vedova di Pierre Ceresole fondatore del Servizio Civile Internazionale (la quale, in tarda età, diventò anche lei attiva nel nostro movimento, assumendo la responsabilità di cassiera del Fondo di Solidarietà per i resistenti alla guerra d’Algeria, e, piú tardi, una delle prime iscritte al Centro Internazionale di Ricerche sull’Anarchismo, organismi entrambi da me fondati a Ginevra).

Nella mia opera di proselitismo non mi sono mai "vantato"di aver "convertito" chicchessia alle nostre idee: per pudore e per rispetto. Se per Marie-Christine ho fatto un’eccezione questo avviene perché lei stessa lo ha dichiarato pubblicamente in varie occasioni, l’ultima delle quali è forse la bella videocassetta della collezione "Plans Fixes", in un’intervista con Bertil Galland. Il di lei impegno si manifesta progressivamente dal 1954 in poi. Dapprima si occupa di solidarietà aiutando esuli di ogni provenienza, ospitandoli nella vasta dimora di "Beaumont", a quell’epoca una pensione per studenti stranieri. Un compagno bulgaro, esperantista e vegetariano, fra i tanti rifugiati da me "raccomandati", diventerà poi il terzo marito e lo rimarrà sino alla fine, precedendola di qualche mese nella tomba.

Quando, nel 1957, fondai il C.I.R.A., vi si iscrisse immediatamente e collaborò intensamente traducendo le nostre prime circolari in lingue a me ignote, come il finlandese e lo svedese, oppure ostiche, come il tedesco. Nel 1962-63 subentrò una gran crisi nelle nostre attività ginevrine in seguito alla minaccia di espulsione nei miei riguardi (e in quelli di altri quindici compagni) che non si riuscí ad evitare. In una riunione del gennaio 1963, Marie-Christine annunciò in extremis che avrebbe fatto le mie veci e fu cosí che la sede del C.I.R.A. venne spostata da Ginevra a Losanna, con l’aiuto della figlia, non ancora ventenne, ma che si era già avvicinata alle nostre idee.

La Biblioteca del C.I.R.A. era nata in una stanza sovrastante la mia abitazione all’avenue Henri-Dunant, messami a disposizione da André Boesiger, il quale, poco dopo, scovò e affittò un locale piú capiente e decente al n. 11 della rue des Granges, nel centro storico. La sede visse altre vicende, sinché un locale venne appositamente costruito nel bel parco di Beaumont. La collezione crebbe da un migliaio a diecine di migliaia di "pezzi" e Marie-Christine, coadiuvata dalla figlia e da un gruppo di volontari, la mandò avanti per quarant’anni trasformandola in quel ch’è diventata oggi: la maggior collezione prettamente anarchica al mondo.

Colta, intelligente, multilingue Marie-Christine, pur essendo dotata di uno stile eccezionale, ha pubblicato molto poco (per mancanza di tempo NON di talento) preferendo rendersi utile catalogando, corrispondendo, organizzando. L’ultimo suo articolo è apparso in Italia nella Rivista Storica dell’Anarchismo (a. IX, n. 2 (18) del luglio-dicembre 2002, pp. 89-93) ed è appunto una ricostituzione della storia del C.I.R.A. da quando l’avevo lasciato io sino a quando subentrò la figlia per alleviarle la fatica.

Maria Cristina si è spenta serenamente l’8 novembre 2004, qualche settimana dopo aver festeggiato l’ottantottesimo compleanno, circondata dalla famiglia e dagli amici intimi. Ha scelto una citazione di Eliseo Reclus (oltre ad essere il di lei e il mio autore anarchico preferito, il geografo francese aveva visitato "Beaumont" quando si era rifugiato in Svizzera in seguito alla disfatta della Comune di Parigi nel 1871) per illustrare la propria vita: "La continuità della vita, oltre la tomba, avviene grazie all’affetto ininterrotto e tramite la solidarietà che si estende da un’esistenza all’altra".

Massima che la famiglia e i compagni tutti sottoscrivono ben volentieri.


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