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ORTALLI, Massimo. "Quell’anziana signora"
Articolo pubblicato online il 3 novembre 2005
Ultima modifica il 26 aprile 2015

di r-c.
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"Una continuità di pensiero"

Prefazione di Una strada concreta verso l’utopia di Luce Fabbri

Luce FABBRI

È già stato definito il secolo breve, ma anche il secolo dell’infamia. Un secolo racchiuso, senza appello, fra la prima guerra mondiale e la caduta del muro di Berlino. E, altrettanto senza appello, sembra essenzialmente il secolo delle due spaventose guerre mondiali, dei lager e dei gulag, di Hiroshima e Nagasaki, della guerra del Vietnam e delle stragi dei Kmer rossi, dei genocidi africani e dei conflitti etnici. Cento anni in cui tutte le ideologie, tutti i sistemi economici e politici che hanno avuto compiutezza hanno prodotto esiti drammatici e sanguinari. Ed è vero: quello che ci lasciamo alle spalle è stato il secolo in cui il potere ha dispiegato una ferocia multiforme quanto necessaria alla propria conservazione, smisurata come smisurati sono stati gli interessi da difendere; ma è stato anche il secolo che ha saputo esprimere degli anticorpi potenti e generosi, elaborando un pensiero che ha raccolto l’eredità dei lumi e la fiducia nella ragione sostanziando una lotta drammatica e inflessibile, rivolta all’affermazione di quei principi di libertà e solidarietà che il potere e l’autorità, anche nelle loro forme più atroci, non riusciranno mai ad annullare.

Luce Fabbri è parte di questa storia antagonista. Il suo percorso di vita a difesa della dignità umana, il suo impegno, la sua intelligenza sempre impiegata nello sforzo di comprendere più che di giudicare, illuminano una zona gloriosa della nostra storia, riscattando la memoria del Novecento dal predominio della sopraffazione, dello sfruttamento e della coercizione, di cui sono stati protagonisti i lucidi carnefici e gli osservatori mai innocenti. La vicenda di Luce Fabbri ha segnato un percorso, al tempo stesso, di lotta e di ricerca, che ha rinnovato instancabilmente gli strumenti per combattere le infamie del potere, traendo nuova oggettività da un continuo processo di attualizzazione dei postulati anarchici e libertari.

Luce compie novant’anni. Novant’anni vissuti nella coerenza delle idee e dei comportamenti, e interamente dedicati alla "propaganda dell’ideale", come si diceva una volta. E anche una vita che non si è mai adagiata acriticamente sotto la morbida coperta dell’ideologia. La sua azione ha tratto linfa e ragion d’essere dal continuo indagare i processi sociali, alla ricerca di spunti di riflessione in grado di declinare i capisaldi dell’etica e della pratica anarchica. La sua prospettiva, orientata fin dalla lezione paterna in senso sostanzialmente sperimentale, ha cercato, nel progetto anarchico, modi di intervento quanto mai concreti e al tempo stesso impermeabili a quell’inutile estremismo verbale che spesso ne rende sterili la potenzialità e l’universalità.

Molti di noi hanno alle spalle una lunga presenza nel movimento anarchico, fatta di anni di discussioni, letture, conoscenze, momenti di lotta esaltanti ma anche di ripensamenti; presenze tutto sommato "normali": vite di militanti, come quelle che siamo abituati ormai a considerare definitive nelle scelte, nelle idee, nei principi. Salde come la roccia, ma anche immobili e difficilmente scalfibili da nuovi stimoli e da nuove prospettive di analisi. Ebbene, personalmente devo ringraziare l’approfondita frequentazione con il pensiero di Luce Fabbri se ho potuto rivedere questo insieme di certezze per ravvivare, rinfrescandolo, il senso della mia dimensione sociale. Perché uno degli elementi più caratteristici della sua personalità consiste nella capacità di riflettere sul nuovo, cogliendo le implicazioni libertarie dei fenomeni sociali.

L’insegnamento malatestiano, e soprattutto quello del padre Luigi, lungamente rielaborati e compresi nelle loro grandi potenzialità, hanno fatto sì che fin dalla giovinezza Luce introiettasse un profondo spirito di tolleranza, non basato su un’ipocrita accondiscendenza verso le "debolezze umane", ma fondato sulla ferma consapevolezza che alla libertà - alla libertà dallo sfruttamento e dal bisogno, alla libertà dal potere e dall’autorità - ci si arriva tutti insieme, solamente tutti insieme: creando le condizioni per combattere con durezza il nemico asserragliato nei suoi privilegi (e l’esperienza spagnola lo insegna) ma anche facendo in modo che tutti gli oppressi, nessuno escluso, possano camminare paritariamente sulla strada dell’emancipazione.

Naturalezza e simpatia

Ho conosciuto Luce Fabbri a Barcellona, in occasione della Exposiciò Internacional organizzata in quella città nel 1993 da numerose organizzazioni anarchiche catalane. L’argomento della sua relazione verteva sulle implicazioni che la rivoluzione informatica avrebbe potuto avere nello sviluppo dei rapporti sociali e sul ruolo giocato dai nuovi strumenti tecnologici all’interno del perenne conflitto fra autorità e libertà. Il testo della relazione, "Un’utopia per il XXI secolo", appare anche in questa preziosa raccolta di scritti, e se ne possono così rintracciare i contenuti innovativi e gli innumerevoli spunti di riflessione. Ma quello che la semplice lettura non può restituire è la forte impressione che comunicava quella piccola, anziana donna, apparentemente fragile, mentre affrontava con tanta capacità un argomento per molti versi distante e ancora inesplorato. Era un esempio paradigmatico di come la consapevolezza e la profonda adesione alle proprie idee possano trasformare una persona anche fisicamente. È inutile dire che il suo intervento ebbe un impatto particolare, non solo per l’interesse intrinseco, ma anche per la consapevolezza diffusa che si trattava in qualche modo di una lezione di vita: era infatti la dimostrazione di come sia possibile utilizzare un sistema di idee come strumento al servizio di nuove ricerche e nuove prospettive di comprensione della realtà, laddove un’interpretazione statica dell’ideologia tenderebbe a forgiare mentalità (e pratiche) refrattarie al nuovo e indeclinabili in termini di aperture al progresso.

Quando fummo presentati, ero consapevole di conoscere una persona straordinaria, centrale nella vicenda della militanza e del pensiero politico di questo secolo, ma non ero in soggezione (del resto lei non lo avrebbe permesso) perché è pur sempre radicata, anche nei comportamenti, l’abitudine anarchica a non ragionare né a rapportarci per gerarchie. Pertanto il nostro fu subito un rapporto di naturalezza e di simpatia, che si rafforza quando, di lì a poco, Luce venne in Italia, ospite della cara Giordana Garavini a Castelbolognese. Ed è stato proprio grazie a Giordana - figlia di anarchici ed emigrata giovanissima in Brasile con la famiglia per fuggire dalla dittatura fascista - che Cristina Valenti e io abbiamo potuto avere una preziosa, lunga frequentazione con Luce Fabbri. Luce trascorse diversi giorni a Castelbolognese e successivamente a Santa Sofia, in casa del figlio di quel vecchio compagno del padre, Torquato Nanni, che aiutò la famiglia Fabbri nei momenti bui che precedettero l’esilio; e in quel periodo avemmo molte occasioni di incontrarci con lei. Fu l’inizio di una calda amicizia, un po’ inaspettata e imprevista, fatta soprattutto di profonda stima e di affetto reciproco. Cristina curò una lunga intervista, di alcune ore, che ci permise di avere con lei una conversazione preziosa, un confronto singolare con l’originalità e la profondità del suo pensiero. E fu così che Luce ci fece anche entrare, attraverso le sue parole, nel calore di un’appassionante esperienza di vita. Non saprei dire oggi, ripensando a quei momenti, se sia stato più affascinante sentirle esporre in forma così semplice la complessità e la profondità del suo pensiero e discuterne con lei, oppure sentirle dipingere con tanta naturalezza i ritratti di Fabbri, Malatesta, Berneri, Fedeli...

Rientrata in Uruguay, Luce completò quella che è forse per lei l’opera più importante e necessaria: la biografia del padre Luigi (Luigi Fabbri. Storia d’un uomo libero, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 1996). Tante volte programmata e iniziata, altrettante volte riposta nel cassetto, per le comprensibili ragioni che intrecciano il calore dei ricordi alla consapevolezza dell’impegno, questa biografia rappresenta il coronamento di un lavoro che ha interessato la vita dell’autrice fin dal giorno della morte dell’amatissimo padre, avvenuta a Montevideo nel 1935. La collaborazione da noi offerta per la pubblicazione del libro in Italia è diventata un ulteriore elemento di vicinanza. Essendoci assunto l’impegno del lavoro redazionale, abbiamo avuto modo di leggere e rileggere quel libro affascinante, assaporandone pienamente lo spirito. Attraverso quella piacevole e rigogliosa scrittura, che scorre piana eppure così coinvolgente, siamo entrati in un mondo che gi… sentivamo appartenerci, ma dal quale ci separava anche un’irriducibile lontananza. E questo varrà certamente per ogni lettore: i ricordi personali e la rigorosa ricostruzione di un periodo storico così importante per la storia del movimento anarchico contribuiscono a creare un canale di comunicazione diretto, immediato, che accorcia le distanze fra conoscenza del passato e sintonia col presente.

Processo di riflessione

L’uscita del libro è stata il pretesto per il nostro viaggio a Montevideo, la città in cui Luce Fabbri emigrò con la famiglia nel 1930, e che da allora è stata la sua seconda patria. Luce abita ancora, dopo più di sessant’anni, in Juan Jacobo Rousseau 3659, in quella stessa casa che edificò con le proprie mani il suo compagno Ermacora Cressatti, muratore anarchico friulano, anch’egli costretto ad abbandonare il proprio paese per sottrarsi alle persecuzioni del regime fascista. Con lei vivono oggi la nipote Olga col suo compagno Eduardo, ai quali si è aggiunto, proprio in questi giorni, l’amatissimo pronipote Sebastiàn. Assieme a loro la presenza costante di Magdalena, amica e collaboratrice, e soprattutto instancabile lettrice delle tante pagine che continuano a stimolare l’interesse di Luce. Circondata da un clima di profondo affetto e di grandissima stima, questa straordinaria compagna è ancora perfettamente pronta ad affrontare le numerose attività alle quali è chiamata dall’impegno culturale e militante. È stato per noi sorprendente vedere come Luce fosse così disponibile a ricevere amici e compagni coi quali discutere appassionatamente, ad affrontare nuove letture impegnative ed eterogenee, a partecipare e collaborare alle tante iniziative nelle quali era - ed è tuttora - coinvolta.

Luce Fabbri oggi, a Montevideo, è una personalità pubblica (anche se certo non una figura istituzionale) che gode della meritata stima e considerazione di una comunità libera ed aperta, che non è mai scesa a compromessi con le sollecitazioni che le destre sudamericane hanno esercitato tanto spesso con la forza delle armi. Gli ambienti culturali, intellettuali, politici e sociali in cui si riconoscono e si esaltano i grandi meriti che Luce Fabbri ha avuto nella sua ininterrotta lotta per la libertà, in Uruguay e non solo, sono tanti e diversificati, e tutti ne testimoniano la coerenza immune da settarismo. Ed è considerando quale ruolo abbia ancora oggi la figura di Luce a Montevideo, che risalta maggiormente il contrasto con la modestia della sua persona e della sua vita quotidiana. Bisogna davvero dire che l’apparente normalità di ogni sua giornata è una effettiva lezione di vita, una lezione affidata non a una pretesa superiorità morale (che pure le va riconosciuta) bensì alla capacità di praticare, senza mediazioni, l’inscindibilità fra pubblico e privato.

Sono stati dieci giorni pieni, quelli vissuti sotto lo stesso tetto, fatti di normalità e di eccezionalità. La normalità dei gesti quotidiani e l’eccezionalità di condividere un’atmosfera costituita di cose e luoghi concreti. Nello studio pieno degli oggetti personali e dei ricordi di Luigi Fabbri e di Errico Malatesta si discuteva e si ragionava attorno a una continuità di pensiero che, dai "padri fondatori" dell’anarchismo sociale, giungeva a manifestarsi nel piccolo grande mondo racchiuso in quell’ambiente domestico. Perché anche questo insegna la vita di Luce Fabbri, che la grandezza dell’ideale, per essere tale, deve in primo luogo improntare di sé il piccolo che ci circonda: gli affetti, le relazioni umane, l’ambiente solidale.

Mi rendo conto che è difficile riuscire ad esprimere con chiarezza delle sensazioni così intime, ma penso di doverci comunque provare, perché parlare di Luce Fabbri significa parlare dell’ultimo tratto di congiunzione rimastoci fra l’anarchismo dei libri di storia e quello della nostra militanza.

Senza dubbio la scelta delle Edizioni Samizdat di pubblicare questa preziosa raccolta degli scritti più recenti di Luce Fabbri non è solo un affettuoso omaggio ai suoi novant’anni, ma anche e soprattutto un importante contributo alla conoscenza e all’approfondimento dell’anarchismo. Questo libro è infatti uno strumento dei più utili per affrontare un processo di riflessione e aggiornamento sui concetti fondamentali del pensiero antiautoritario, qui esposti con una straordinaria freschezza e - al tempo stesso - con una rigorosa attinenza ai postulati dell’anarchismo sociale e organizzatore.

Alla fine di questo secolo breve un’anziana signora, che ne ha percorso drammaticamente tutta l’esperienza, ci consegna una testimonianza, uno stimolo, un aiuto per affrontare il nuovo millennio.


freccia Sul web : Questa prefazione è anche stata publiccata nella "A Rivista anarchica" 30 (ottobre 2000) 266.

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