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LANDI, Gianpiero. "Da Malatesta a Internet".
Articolo pubblicato online il 4 novembre 2005
Ultima modifica il 26 aprile 2015

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Dall’ambiente familiare anarchico della fanciullezza e della gioventó, all’esilio forzato con la famiglia prima in Francia e poi in America Latina, dove ha poi trascorso oltre 60 anni. Una vita vissuta con forte tensione morale, saldamente radicata nella migliore tradizione anarchica, mai dogmatica, sempre aperta al nuovo ed al diverso. Fino ad imparare, a 90 anni suonati, a comunicare anche tramite la Rete.

Con la morte di Luce Fabbri, avvenuta a Montevideo il 19 agosto 2000 all’età di 92 anni, scompare una delle figure più rappresentative dell’anarchismo internazionale, una militante e una intellettuale di grande prestigio che ha saputo conquistarsi l’affetto e la stima di molte persone, dentro e fuori il movimento libertario, grazie alla sua limpidezza morale e politica e alla esemplare chiarezza e profondità del suo pensiero. I suoi scritti politici (ma Luce ha lasciato anche opere di storia e critica letteraria, e perfino poesie), sparsi tra vari libri e opuscoli e soprattutto tra le pagine di numerosi giornali e riviste spesso di difficile reperibilità, costituiscono un patrimonio prezioso di pensiero che merita di essere letto e meditato, ancora oggi e nel futuro, da chiunque creda ancora nei valori della libertà e della dignità degli esseri umani. La sua produzione teorica, sempre lucida e stimolante, si caratterizza fondamentalmente per lo sforzo costante e instancabile di approfondire le ragioni di fondo dell’anarchismo e di attualizzarlo alla luce delle trasformazioni nel mondo contemporaneo. La sua esistenza si è svolta essenzialmente tra l’Italia, che lasciò a vent’anni esule del fascismo insieme alla famiglia, e l’Uruguay che l’accolse e che divenne la sua seconda patria. L’influenza dei suoi scritti e della sua attività politica si è fatta sentire però anche in altri paesi di entrambi i continenti, l’Europa e l’America.

Sulle orme del padre

Era nata a Roma il 25 luglio 1908, figlia primogenita del noto militante e teorico anarchico Luigi Fabbri e di Bianca Sbriccioli. La famiglia, a cui Luce resterà sempre legata da un affetto tenace e profondo, si completa ben presto con la nascita del fratello Vero, avvenuta nell’ottobre del 1910 a Bologna, dove nel frattempo Luigi Fabbri ha trovato lavoro come segretario di un sindacato e poi come maestro elementare. Luce cresce in un ambiente libero e culturalmente stimolante, testimone privilegiata insieme al fratello dell’intensa attività politica e culturale del padre, figura di primo piano dell’anarchismo italiano delle prime decadi del Novecento, a contatto con i numerosi compagni e amici che frequentano la sua casa, sia bolognesi che di passaggio (tra di essi ricorderà sempre con particolare affetto Errico Malatesta, che ai suoi occhi assumerà quasi la figura di un nonno). Nasce in quegli anni il rapporto di amicizia - mai interrotto fino alla morte - con il maestro bolognese Aldo Venturini, all’epoca giovane anarchico collaboratore di Fabbri, futuro studioso e divulgatore dell’opera di Saverio Merlino.L’educazione ricevuta dal padre, sempre rispettoso dell’altrui personalità, è fondata sulla discussione pacata e razionale e sul libero convincimento individuale. I valori ideali e morali trasmessi, solidaristici e umanitari, sono incentrati sull’amore per la libertà e la giustizia nei rapporti sociali. Ben presto, crescendo in questo ambiente, Luce si accorge di condividere i valori e le idee del padre e con naturalezza diventa anch’essa anarchica. Ancora giovanissima pubblica sulla rivista "Pensiero e Volontà" (1924-26), redatta dal padre e diretta da Malatesta, il suo primo articolo che firma con lo pseudonimo Epicari. In seguito eviterà per molto tempo di effettuare altri tentativi, per il pudore tipico dell’adolescenza.

La madre, Bianca Sbriccioli, il fratello, Vero, Luce e Luigi FABBRI

Nell’autunno del 1926, dopo la definitiva affermazione del fascismo, Luigi Fabbri espatria clandestinamente attraverso la frontiera svizzera, recandosi poi in Francia dove lo raggiungerà nell’anno successivo la moglie Bianca. La decisione, per lui particolarmente sofferta e dolorosa, è dovuta essenzialmente alla perdita del lavoro di maestro come conseguenza del suo rifiuto di giurare fedeltà al nuovo regime, oltre che all’impossibilità di svolgere qualsiasi attività politica libera in patria. Con dolore, per ragioni di necessità, la famiglia si separa. All’età di soli 16 anni Vero, per non pesare sui genitori, si reca a Roma dove apre con un amico un laboratorio artigianale per la lavorazione del legno, diventando un buon ebanista ma vivendo, soprattutto i primi anni, in notevoli ristrettezze economiche.

La separazione dal figlio, che non rivedrà più fino alla propria morte, rappresenterà poi un motivo costante di sofferenza per Luigi Fabbri. [1]. Luce rimane da sola a Bologna per terminare gli studi universitari, ospite in casa di un amico di famiglia, il socialista Enrico Bassi. Verso la fine del 1928 finalmente si laurea presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, con una tesi su Eliseo Reclus che resterà inedita (alcuni estratti verranno pubblicati in seguito in lingua spagnola sui quotidiani "Imparcial" di Montevideo e "La Capital" di Rosario). Due mesi dopo la laurea anche Luce espatria clandestinamente attraverso la frontiera svizzera, con l’aiuto del ferroviere anarchico ticinese Giuseppe Peretti, che le fornisce un passaporto falso e la fa passare per la propria moglie. Ai primi di gennaio del 1929 Luce raggiunge i genitori a Parigi e la famiglia, almeno in parte, si ricompone.

A Parigi, dove si concentra uno dei nuclei più consistenti dell’emigrazione antifascista, Luigi Fabbri fonda e dirige il quindicinale "La Lotta Umana" (1927-29), espressione dei gruppi che si riconoscono nei programmi e nei metodi della "Unione Anarchica Italiana", ma l’intero corpo redazionale, composto anche da Ugo Fedeli, Camillo Berneri e Torquato Gobbi, viene espulso dalla Francia. Il 20 marzo 1929 Fabbri viene prelevato dalla polizia e costretto ad attraversare clandestinamente la frontiera con il Belgio, sotto la minaccia di un arresto da parte dei gendarmi francesi. In aprile la moglie e la figlia lo raggiungono a Bruxelles e il mese successivo la famiglia parte dal porto di Anversa per l’Uruguay, all’epoca l’unico paese disposto ad accogliere immigrati privi di passaporto, nella speranza di trovare finalmente un luogo ospitale dove non si debba vivere sotto la minaccia costante di un decreto di espulsione.

In sud America

I primi anni a Montevideo sono difficili per i problemi economici e di inserimento, mentre la nostalgia del paese natale si fa sentire in modo acuto. Fin dai primi giorni i Fabbri ricevono perï la solidarietà e avvertono il calore dei numerosi compagni anarchici e antifascisti, italiani e di altre nazionalità, residenti in Uruguay e nella vicina Repubblica Argentina. Tra i compagni che vanno ad accoglierli al loro arrivo al porto di Montevideo ci sono gli anarchici di origine italiana Antonio Destro e Domenico Aratari ("Adario Moscallegra"). Quest’ultimo li ospita per il primo mese nella propria casa all’estrema periferia della città, in mezzo ai campi, fino a quando non sarà possibile il trasferimento in un’abitazione pió centrale presa in affitto.
Luce conosce già un poco di spagnolo medievale, letterario e antiquato, appreso durante gli studi universitari a Bologna. Per aiutare la famiglia, impartisce lezioni private di italiano e di greco, e partecipa a commissioni annuali d’esame per l’italiano, che era materia curricolare nelle scuole secondarie superiori dell’Uruguay.
I Fabbri frequentano l’ambiente del Circolo Napolitano, l’unica delle società italiane di Montevideo che non avesse o non stesse per aderire al fascismo.

L’anarchismo, che aveva egemonizzato il movimento operaio in America latina nell’ultimo quarto del XIX secolo, agli inizi degli anni Trenta nei paesi del cono sud appare ancora molto forte. In grande maggioranza il movimento è di ispirazione anarcosindacalista, e trova espressione soprattutto in due potenti organizzazioni sindacali controllate da anarchici, la FORA (Argentina) e la FORU (Uruguay). Luigi Fabbri collabora con le tendenze del movimento a lui più affini e in particolare con il gruppo del quotidiano "La Protesta", organo della FORA, senza rinunciare peraltro a esprimere chiaramente il proprio dissenso rispetto alla concezione dell’organizzazione operaia prevalente all’epoca tra gli anarcosindacalisti sudamericani. Un dissenso molto più marcato prova nei confronti delle gesta e delle idee degli anarchici "espropriatori" come Severino Di Giovanni, che proprio in quegli anni sta concludendo in Argentina la sua tragica parabola. Dopo l’assassinio da parte di Di Giovanni del direttore della "Protesta", Lopez Arango, che lo aveva accusato di essere al servizio della polizia, Fabbri scriverà un articolo colmo di indignazione per il quale sarà oggetto di minacce e correrà alcuni rischi personali.
Durante la prima estate nel nuovo paese (che nell’emisfero australe corrisponde ai mesi invernali dell’emisfero boreale), per ristabilirsi nella salute compromessa dagli strapazzi del viaggio, Luce trascorre un periodo di vacanza sulle montagne di Cordoba, in Argentina, ospite di Diego Abad de Santillan e della sua famiglia. E’ l’origine di una amicizia con Santillan (da anni in corrispondenza con Luigi Fabbri, con il quale collaborerà a varie iniziative editoriali), che per Luce durerà tutta la vita.

Sempre nell’estate si svolge a Montevideo un Congresso latinoamericano dei maestri, che rappresenta per Fabbri e per la figlia l’occasione di conoscere persone interessanti di vari paesi, e di stabilire legami in particolare con gli intellettuali anarchici argentini Concepciòn Fernàndez (nata in Galizia) e José M. Lunazzi.

Un’altra amicizia importante è quella con Simòn Radowitzky, l’anarchico di origine russa che ancora adolescente aveva lanciato la bomba che aveva ucciso Falcòn, il massacratore degli anarchici argentini, e che per questo era stato condannato all’ergastolo nel terribile bagno penale di Ushuaia, nella Terra del Fuoco. Nel 1930, graziato dopo vent’anni di continue sofferenze, Radowitzky viene obbligato a lasciare l’Argentina e giunge a Montevideo, dove viene accolto calorosamente dai compagni locali.

Luigi Fabbri nel frattempo ha avviato una nuova importante iniziativa editoriale, la pubblicazione della rivista "Studi Sociali", il cui primo numero esce con la data del 16 marzo 1930. Alla redazione collaborano Ugo Fedeli e Torquato Gobbi, e anche Luce scrive alcuni articoli firmati con lo pseudonimo Lucia Ferrari. I primi 8 numeri vengono pubblicati a Buenos Aires, appoggiandosi alle strutture del quotidiano "La Protesta".

La relativa libertà di cui si godeva nelle due repubbliche rioplatensi dura ben poco. Il 6 settembre 1930, con il colpo di stato del generale Uriburu in Argentina, si scatena contro gli anarchici una feroce repressione. La FORA assiste inattiva al colpo di stato, convinta che si tratti di uno scontro interno alla borghesia, che non avrà particolari conseguenze sul movimento operaio. Santillan, divenuto il nuovo direttore della "Protesta", con preveggenza vede incombere la catastrofe, e insiste in modo disperato per la proclamazione di uno sciopero generale che bloccherebbe il paese e potrebbe fare fallire il colpo di stato, ma non viene ascoltato. Le conseguenze sono tragiche. In pochi giorni l’intera organizzazione della FORA e "La Protesta" vengono spazzate via. Molti militanti vengono uccisi, torturati, deportati a Ushuaia. Quelli che riescono a fuggire vanno a Montevideo, dove s’ingrossa la comunità degli esiliati. Tra gli altri profughi, oltre a Santillan e a Lunazzi, arriva Ermacora Cressatti, un muratore anarchico di origini friulane, di cui ben presto Luce si innamora e che diventa suo marito nel 1933 (alcuni anni dopo la coppia sarà allietata dalla nascita di una figlia, Luisa). Scomparso l’appoggio del gruppo de "La Protesta", la rivista "Studi Sociali" dovrà fare da sè, con crescenti difficoltà economiche. Sono gli anni della "grande crisi" economica originata dal crollo della Borsa di New York del 1929, e le conseguenze si fanno sentire anche in America latina. Perfino le sottoscrizioni alla rivista dalle individualità e dai gruppi anarchici italiani del nordamerica si fanno sempre pió scarse.

Studi sociali

Le preoccupazioni per la rivista si sommano a quelle per il mantenimento della famiglia. Luigi Fabbri perde ben presto, per ragioni politiche legate al suo antifascismo, un incarico come maestro presso la Scuola Italiana di Montevideo e si mette a vendere libri, ma i guadagni sono scarsi e aleatori. Cominciano inoltre, già a partire dal gennaio del 1932, alcuni seri disturbi di salute che tormenteranno i suoi ultimi anni e lo porteranno infine a una precoce morte. Un grande dolore per lui è rappresentato poi dalla morte di Malatesta (luglio 1932). Luce diventa il principale sostegno economico della famiglia, soprattutto dopo avere vinto un concorso pubblico che le apre la strada all’insegnamento nella scuola secondaria superiore, come docente di storia in un Liceo.

Il giorno 11 marzo 1933 si apre a Montevideo un Congresso internazionale antimilitarista organizzato da un comitato proletario dietro cui si celava il partito comunista, in occasione della guerra del Chaco (scoppiata nel 1932 tra Paraguay e Bolivia). Luigi Fabbri e Luce (che ha la delega di un gruppo anarchico argentino) vi prendono parte con altri anarchici latino-americani. Prima della conclusione i 45 anarchici presenti lasciano la sala per protesta, nell’impossibilità di potere discutere il documento finale preparato in anticipo. Con gli anarchici lasciano la sala anche molti delegati reclutati dai comunisti tra i "compagni di strada". L’episodio si risolve nei giorni seguenti in un abbandono delle organizzazioni comuniste da parte di molti simpatizzanti e in un rafforzamento dei gruppi libertari.

Il 31 marzo 1933, quasi in coincidenza con l’avvio del nuovo lavoro di Luce nel Liceo, si verifica in Uruguay il colpo di stato di Gabriele Terra, che interrompe il clima di tolleranza politica del paese e instaura un regime autoritario, anche se meno feroce della contemporanea dittatura argentina e del fascismo italiano. Alcuni anarchici di origine italiana, tra cui Fedeli, vengono deportati in Italia e consegnati nelle mani delle autorità fasciste. Per Luigi Fabbri si riaffaccia l’incubo di una nuova possibile espulsione che però non avrà luogo, forse perchä la sua attività politica è rivolta quasi esclusivamente alla propaganda e alla lotta contro il regime di Mussolini, senza intromissioni nelle questioni interne del paese ospitante.

Nel settembre 1933 Luce si reca in Argentina, a Rosario di Santa Fe, per tenere un ciclo di sei conferenze sul fascismo all’Istituto di Studi Superiori. Le conferenze verranno poi pubblicate nel volume Camisas Negras (Buenos Aires, Nervio, 1935). Nel 1932 era già apparso il volume I canti dell’attesa, pubblicato a Montevideo dall’editore Bertani, una raccolta di poesie da cui traspare soprattutto la nostalgia per il paese natale e lo sdegno per il fascismo e le sue imprese.

Il 22 giugno 1935, a seguito di un intervento chirurgico, muore Luigi Fabbri. Luce, gravemente ammalata, non può assistere ai suoi ultimi istanti e neppure prendere parte al funerale. La perdita del padre che adorava rappresenta uno dei pió grandi dolori della sua vita. Cerca di reagire continuando l’opera iniziata dal padre, in particolare "Studi Sociali" di cui era da poco uscito il numero 40. Nella biografia del padre, scritta a distanza di tanti anni, la stessa Luce ha spiegato le ragioni di quella decisione:

"La rivista non morì. Dopo una lunga malattia (una cortico-pleurite) e durante una lunghissima convalescenza - ebbi sei mesi di licenza nel mio lavoro d’insegnante - preparai il primo numero della nuova serie, non senza molti dubbi e molti scambi di lettere coi compagni. Non credo nell’al di là, e far uscire ancora la rivista era l’unica maniera di rimanere in contatto con lui, quella parte di lui che la morte non poteva toglierci: il suo pensiero. C’era sufficiente accordo fra noi, perchè potessi farlo senza sacrificare niente della mia indipendenza, ch’era il valore ch’egli mi aveva insegnato a difendere gelosamente. Avevo però molta paura. Non pensavo di sostituirlo, ma volevo mantenere un certo livello e temevo di non saperlo fare. Ma mi parve di dover affrontare il rischio. M’accorsi però che, assorbita com’ero, dopo la guarigione, dall’insegnamento ed anche dal movimento locale, a cui s’aggiunsero ben presto il lavoro di solidarietà con la Spagna libertaria e, infine, la maternità, non potevo conservare il ritmo di attività del babbo per quel che si riferisce alla rivista. Questa uscì quando potè, fino alla fine della seconda guerra mondiale; nel ’46, col risorgere della nostra stampa in Italia, perse la sua principale ragion d’essere e cessò." [2]

Il primo numero della seconda serie di "Studi Sociali", quasi interamente dedicato al fondatore della rivista, esce il 20 novembre 1935 con articoli di Torquato Gobbi, Virgilio Bottero, Emilio Frugoni, Domingo Rodriguez, Gaston Leval e alcuni scritti dello stesso Fabbri. L’articolo di Luce si intitola "L’educatore", ed esamina la figura del padre sotto il profilo del suo comportamento nella vita privata, in famiglia e in particolare con i figli. Anche in seguito Luce conserverà a lungo una certa ritrosia a scrivere del padre come personaggio pubblico, per il timore di non riuscire ad essere completamente obiettiva nei giudizi.

Al fianco dei cenetistas

Tra il 1936 e il 1939 Luce - che è in contatto soprattutto con Santillan, rientrato in Spagna fin dal 1931 e che è uno dei massimi dirigenti della CNT in Catalogna - si impegna a fondo nel sostegno agli anarchici spagnoli che lottano sul doppio fronte della guerra contro il fascismo e della rivoluzione, con la creazione e la difesa delle collettivizzazioni libertarie osteggiate dagli stalinisti e dalle forze borghesi repubblicane. Va segnalato che alcuni suoi scritti del periodo e successivi, improntati a una certa comprensione nei confronti delle ragioni di quegli esponenti anarchici spagnoli che nel corso della guerra civile avevano accettato di fare parte del governo di Madrid e di quello autonomo della Catalogna, susciteranno dissensi e critiche in settori del movimento libertario internazionale. La stessa Luce preciserà in alcune occasioni che si trattava appunto di comprensione per il dramma umano e politico di quei compagni (convinti di scegliere il male minore in una situazione obiettivamente difficile e piena di rischi nella quale avvertivano drammaticamente il peso della propria responsabilità), e non della accettazione del ministerialismo che non condivideva.

Nel 1937 pubblica, con lo pseudonimo Luz d. Alba, il volume 19 de julio. Antologìa de la revoluciòn espanola, con lo scopo di informare l’opinione pubblica dell’America latina di ciò che sta realmente accadendo in Spagna. L’anno dopo esce a Lugano, a cura di Carlo Frigerio, l’opuscolo Gli Anarchici e la rivoluzione spagnola, contenente l’articolo di Luce "Il problema del governo" e un intervento sullo stesso tema di Santillan. Collabora inoltre intensamente alla pubblicistica anarchica, in particolare a quella uruguaiana e argentina.

La rivoluzione spagnola, che aveva suscitato all’inizio tante speranze, si conclude infine tragicamente, seguita poco dopo dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Durante la guerra Luce compila in italiano "Rivoluzione libertaria" (un giornale da mandare clandestinamente in Italia, di cui escono 5 numeri), e subito dopo la pagina italiana di "Socialismo y libertad", un interessante esperimento di periodico trilingue edito a Montevideo, a cui collaborano socialisti, anarchici e repubblicani uniti dalla comune lotta al fascismo.

Nei primi mesi del 1946, terminata la guerra, Luce fa un viaggio in Brasile, ospite a Rio de Janeiro degli anarchici italiani Nello Garavini e Emma Neri, esuli antifascisti, e della loro figlia Giordana. Al ritorno da una visita a una proprietà dei Garavini nella località di Mangaratiba, nella selva amazzonica, Luce e Nello vengono colpiti da febbri malariche e si teme per la loro vita. Luce rientra in marzo a Montevideo, dove l’attendono il marito e la figlia di pochi anni, ormai fuori pericolo e in convalescenza, ma debilitata dalla malattia. Pochi mesi dopo si chiude anche l’esperienza della terza serie di "Studi Sociali", che durante la guerra aveva cambiato di formato e aveva rallentato ulteriormente le apparizioni dei nuovi numeri.

Contro il mito castrista

Negli anni successivi la rivista sarà sostituita da una collana di opuscoli, alcuni dei quali redatti da Luce: La libertà nelle crisi rivoluzionarie (1947), L’anticomunismo, l’antimperialismo e la pace (1949), La strada (1952). Gli altri due opuscoli della collana, di autori diversi, usciranno con una sua introduzione: Max Nettlau, Saverio Merlino (1948); Errico Malatesta, Organizzazione - Luigi Fabbri, Libera sperimentazione (1950). Nello stesso periodo collabora con una certa regolarità alla rivista "Volontà", all’epoca diretta a Napoli da Giovanna Berneri e Cesare Zaccaria. Nelle edizioni RL, legate alla rivista, vengono pubblicati Sotto la minaccia totalitaria. Democrazia Liberalismo Socialismo Anarchismo (1955), uno dei suoi testi pió significativi, e Problemi d’oggi (1958).

In lingua spagnola escono El totalitarismo entre las dos guerras (Buenos Aires, 1948) e La libertad entre la historia y la utopìa (Rosario, 1962). In questa ultima opera Luce - all’interno di una riflesione più generale su libertà, socialismo, rivoluzione e dittatura - esamina criticamente, da un punto di vista libertario, gli esiti autoritari della recente rivoluzione cubana. Va rilevato che in Uruguay e in altri paesi dell’America latina la rivoluzione cubana, che soprattutto all’inizio suscita entusiasmo e speranze in vasti settori dell’opinione pubblica, avrà effetti dirompenti sul movimento anarchico, indirizzando verso il castrismo e la lotta armata una parte dei militanti e simpatizzanti, in particolare quelli pió giovani. Si riproduce in certa misura, a distanza di alcuni decenni, la situazione che si era creata in molti paesi dopo la rivoluzione d’ottobre, allorchè l’entusiasmo per gli avvenimenti russi aveva convogliato verso i nascenti partiti comunisti una larga parte delle masse operaie e anche militanti provenienti dall’anarchismo. Le differenti valutazioni della rivoluzione cubana provocano accese discussioni e polemiche all’interno della Federazione Anarchica Uruguayana (FAU), e infine Luce, trovandosi in minoranza su una questione decisiva, deve lasciare l’organizzazione con pochi altri compagni e fondare un proprio gruppo autonomo. La frattura non sarà mai più ricomposta, anche se il tempo si è incaricato di darle ragione, facendo giustizia della mitologia castrista e guevarista e della tragica illusione della guerriglia latinoamericana.

A partire dagli anni sessanta si assiste a un rallentamento nella produzione di scritti politici, mentre diventano sempre pió numerosi i saggi su argomenti di storia e di critica letteraria. Nel 1949 Luce ottiene la cattedra di Letteratura Italiana all’Università di Montevideo (la terrà fino al 1991, quando finalmente andrà in pensione). Nel 1951 viene inoltre nominata docente di Storia della civiltà italiana (in seguito anche di Letteratura italiana) all’Istituto per la formazione dei professori Artigas. Gran parte del suo tempo e delle sue migliori energie vengono dedicate all’insegnamento e alla ricerca sui temi ad esso legati. Nel 1966 pubblica il saggio Influenza della letteratura italiana sulla cultura rioplatense (1810-1853), completato l’anno successivo da un secondo volume relativo al periodo 1853-1915. A distanza di qualche anno appare La poesìa de Leopardi (1971), preceduto e seguito da saggi su Foscolo, Machiavelli, Dante. I numerosi contributi su quest’ultimo autore culmineranno, a conclusione della sua attività di studiosa, nel volume La Divina Comedia de Dante Alighieri, pubblicato nel 1994 dall’Università di Montevideo.

Tra il 1973 e il 1985 anche l’Uruguay, come altri paesi del continente, conosce l’epoca dei colpi di stato e della dittatura dei militari, con una durissima e sanguinosa repressione dei movimenti di sinistra. Forse per l’età già avanzata e per il suo prestigio di studiosa, Luce non subisce particolari persecuzioni, anche se deve rinunciare a svolgere un’attività politica pubblica e nutre fondate preoccupazioni per la figlia, simpatizzante di gruppi politici radicali, e per le due giovani nipoti (nel frattempo sono morti la madre Bianca e il marito Ermacora). Per evitare il rischio di un sequestro durante una perquisizione, dona il suo prezioso archivio (che comprende anche le carte del padre) all’IISG di Amsterdam, che provvede al trasferimento dei documenti originali nella propria sede in Olanda.

Le ultime opere

Dopo la fine della dittatura militare, che lascia comunque al paese una pesante eredità di sparizioni e di persone torturate o uccise, si creano le condizioni per un intervento politico non clandestino. Luce riprende l’attività con i compagni anarchici a lei più affini. Il "Grupo de Estudio y Acci¢n Libertaria", di cui fa parte, nel 1986 dà vita a un periodico che all’inizio si chiama "Geal", come la sigla del gruppo stesso, e poi dal terzo numero assume il titolo "Opciòn libertaria". Collabora inoltre con numerosi altri libertari in Uruguay e in altri paesi dell’America latina, divenendo per molti di essi un sicuro punto di riferimento. A Montevideo le sono particolarmente vicini i compagni dell Comunidad del Sur, fondata nel 1955 e tuttora attiva. Nel 1983 esce a Buenos Aires, a cura di alcuni compagni locali, El anarquismo: mas allà de la democracia, un opuscolo che raccoglie la traduzione in spagnolo di alcuni interventi di Luce apparsi su "A rivista anarchica", di notevole interesse per approfondire il suo pensiero.

Nel 1993 Luce compie il suo ultimo viaggio in Europa, per prendere parte alla "Esposiciòn internacional anarquista" di Barcellona. L’intervento che legge alla platea del Convegno, Una utopìa para el siglo XXI (tradotto e pubblicato su "A rivista anarchica" n. 205), può essere inteso come il suo testamento spirituale. Approfittando del viaggio a Barcellona verrà anche per qualche settimana in Italia, e sarà per lei l’ultima volta che rivedrà il suo paese natale (nel dopoguerra, i suoi viaggi precedenti si sono svolti nel 1954, nel 1981 e nel 1987).

Negli ultimi anni Luce si dedica alla redazione dell’opera sua forse pió necessaria, la già citata biografia del padre che viene pubblicata dalla Biblioteca Franco Serantini di Pisa nel 1996 col titolo Luigi Fabbri. Storia di un uomo libero. In certa misura e al di là delle sue intenzioni, si tratta anche di una autobiografia, almeno per quanto riguarda il primo periodo della sua vita, trascorso a stretto contatto con il padre.

In coincidenza con i suoi novant’anni (festeggiati con un certo risalto in Uruguay, dove era un personaggio pubblico) escono nel 1998 due volumi di suoi scritti: Una strada concreta verso l’utopia. Itinerario anarchico di fine millennio (Pescara, ed. Samizdat), e La libertad entre la historia y la Utopìa. Tres ensayos y otros textos del siglo XX (Barcelona-Dreux, Edicion A. Fontanillas Borràs y S. Torres Planilla).

La sua mente, abituata a ragionare, ha lavorato fin quasi agli ultimi giorni. Preparava da tempo un saggio sul fenomeno dell’autodidattismo nel movimento operaio, e non sappiamo a che punto fosse arrivata nella ricerca e nella elaborazione dei risultati. Nei giorni stessi in cui ci è arrivata la notizia dolorosa della sua morte, abbiamo ricevuto anche il numero 33 di "Opciòn libertaria", contenente come al solito due articoli suoi, probabilmente gli ultimi che ha scritto nella sua vita lunga e operosa.

Abbiamo perso Luce, e per chi l’ha conosciuta di persona e l’ha amata si tratta di una perdita grave e irreparabile, anche se in certa misura prevedibile in considerazione della rispettabile età che aveva raggiunto. Parafrasando ciò che lei stessa ha scritto in riferimento alla morte di suo padre, ci è di qualche conforto sapere che ci resta qualcosa che nessuno potrà toglierci, e cioè il suo pensiero.

Notes :

[1Vero - attentamente vigilato e più volte arrestato dalle autorità fasciste - durante la seconda guerra mondiale sarà obbligato a prendere parte alla campagna di Russia e al ritorno correrà seriamente il rischio di essere deportato in Germania. Parteciperà poi alla Resistenza a Roma, nel corso della quale si iscriverà al PCI. Subito dopo la fine della guerra, seguendo percorsi propri, riscoprirà il proprio anarchismo. Nel 1946 si trasferirà a Montevideo dove sarà militante della FAU e in seguito del gruppo libertario fondato dalla sorella. E’ morto nel 1991

[2Luigi Fabbri. Storia d’un uomo libero, p.215


freccia Sul web : Quest’articolo è inizialmente apparso in "A. Rivista anarchica" 30 (ottobre 2000) n.266

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