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PALLA, Marco.- Recensione di: WHITAKER, Stephen B. "The Anarchist-Individualist Origins of Italian Fascism"
Articolo pubblicato online il 7 dicembre 2005

di r-c.
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Il guaio delle genealogie è che se ne possono trovare fin troppe a proposito del fascismo, che pretese di discendere dall’antica Roma e da un’infinità di precursori (Ettore Fieramosca, Francesco Ferrucci, Giovan Battista Perasso il balilla genovese, ecc.) Ma si può sensatamente parlare di origini socialiste del fascismo (Mussolini), o sindacaliste (Rossoni), o monarchiche (De Vecchi), o repubblicane (Balbo), o nazionaliste (Federzoni), o futuriste (Martinetti)? In origine Mussolini era socialista, quindi… Ma in Principio (del fascismo) non era il Verbo, in Principio era il Fatto (la criptocitazione non paia ingiuriosa per il sommo Goethe): il fatto era il totale rovesciamento degli orientamenti precedenti di una generazione politica che passò il Rubicone diventando fascista. Ora uno storico americano presenta l’ennesima genealogia sulle origini “anarchico-individualiste” del fascismo, tracciando in realtà i ritratti di ex anarchici che capeggiarono i fasci come Arpinati o ne rivendicarono la guida ideologica come Massimo Rocca (meno influenti, nonostante l’opinione contraria dell’autore, appaiono le figure di Maria Rygier e di Torquato Nanni). Whitaker vuol dimostrare che Leandro Arpinati era ispirato da forte sentire e robusto pensiero, che è come generosamente supporre che anche i bruti abbiano un’anima.


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