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1976 Venezia. Convegno Internazionale di Studi Bakuniniani
Articolo pubblicato online il 11 dicembre 2003
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24-26 settembre 1976

Molte centinaia di persone hanno preso parte al Convegno Internazionale di Studi Bakuniniani tenutosi a Palazzo Sceriman, a Venezia, dal 24 al 26 settembre. Il successo di questa iniziativa, promossa dai Gruppi Anarchici Federati e patrocinata dall’Associazione culturale libertaria "A. e B. Carocari", è stato davvero notevole: innanzitutto va sottolineato, appunto, il notevole numero di partecipanti, superiore ad ogni previsione, a tal punto che la pur ampia sala del Convegno (400 posti) si è rivelata angusta e gli organizzatori sono stati costretti ad installare un amplificatore in un cortile adiacente.

Molti i militanti anarchici presenti, perlopiù giovani: ma non sono certo mancate tra il pubblico anche persone non legate al nostro movimento. L’attento ascolto delle relazioni (facilitato dalla possibilità per duecento persone di fruire della traduzione simultanea francese-italiano o viceversa, tramite apposite cuffie) e la numerosa e vivace partecipazione al dibattito, che sempre è seguito ad ogni gruppo di relazioni, testimoniano dell’interesse e della partecipazione generale alla materia trattata.

Al Convegno hanno portato il loro contributo, frutto di ricerche e di studi, studiosi di diverso orientamento e di diverse nazionalità. Ci limitiamo qui a citarne alcuni: Pier Carlo Masini, Daniel Guerin, Jean Maitron, Arthur Lehning, Luciano Pellicani, Domenico Settembrini, Tina Tomasi. Tutti hanno unanimemente riconosciuto, al termine dei lavori, la profonda educazione del "pubblico", che ha saputo ascoltare con serenità anche quelle relazioni che più fortemente critiche si sono rivelate nei confronti dell’anarchismo. È stato questo, per esempio, il caso di Domenico Settembrini, autore di una lucida ma alquanto discutibile relazione su "Bakunin di fronte alle ambiguità del marxismo": lucida ma discutibile - dicevamo - ed infatti numerosi anarchici sono intervenuti nel successivo acceso dibattito per contestare l’impostazione data da Settembrini al problema.

Nel loro insieme, le relazioni e le comunicazioni degli studiosi hanno toccato molti aspetti della vita e soprattutto del pensiero di Bakunin. Ne è stata sottolineata l’attualità, al di là di qualsiasi forma di culto della personalità - assolutamente antitetica allo spirito critico dell’anarchismo e degli anarchici. Come ha sostenuto Nico Berti, segretario del Convegno, all’apertura dei lavori "Noi anarchici non abbiamo nessun mito da creare o da difendere, né nuove chiese da fondare. Rivalutare Bakunin per quello che realmente fu non significa, da parte nostra, farne l’apologia. Crediamo però che nessuno oggi, interessato sinceramente al raggiungimento reale ed effettivo di una società di liberi e di uguali, possa ignorare l’eccezionale importanza del suo pensiero che, per non esser stato, come si dice, scientifico, ha previsto gli sviluppi storici del nuovo dominio e del nuovo sfruttamento. E se vogliamo che questo nuovo dominio e sfruttamento siano per sempre aboliti, non possiamo dimenticare i suoi straordinari insegnamenti".

Non ci è possibile riassumere utilmente, in questa sede, le relazioni ed i dibattiti che per tre giorni si sono intrecciati a Venezia: preferiamo rimandare al volume (che sarà pubblicato nei prossimi mesi dalle Edizioni Antistato) contenente tutti gli atti del Convegno. Ci limitiamo ad alcune considerazioni.

Il successo qualitativo e quantitativo di questo Convegno testimonia della validità del progetto culturale che sta alla base delle attività dell’Associazione culturale libertaria "A. e B. Carocari", al fine di restituire all’anarchismo quella dignità culturale che ebbe in passato e che anche oggi meritatamente gli spetta. Tale progetto incontra non pochi ostacoli sulla sua via, soprattutto a causa della sempre più invadente posizione di predominio della cultura di stampo marxista nella nostra società. Ed il generale sistematico silenzio della stampa quotidiana a proposito del Convegno bakuniniano (unica eccezione, un pezzettino sul Corriere della Sera ) non fa che confermare questa nostra tesi. A causa dell’assenza culturale anarchica e della progressiva scomparsa della cultura radical-liberale, vengono oggi tradotte in chiave marxista (cioè, autoritaria) persino numerose acquisizioni sostanzialmente anti-autoritarie nel campo della pedagogia, dell’urbanistica, della sociologia, della psicologia, ecc. Questi ostacoli possono e devono essere superati anche grazie ad uno sforzo da parte del movimento anarchico sul terreno culturale. Una cultura mai ripiegata su se stessa, naturalmente, ma sempre legata al generale movimento di emancipazione sociale.

È in questa prospettiva che sta costituendosi a Milano un Centro Studi Libertari e che sarà organizzato, tra un anno/un anno e mezzo, un altro Convegno internazionale di studi, questa volta sul tema "I nuovi padroni". Due iniziative, queste, entrambe patrocinate dalla suddetta Associazione e che siamo certi incontreranno il medesimo entusiasmante successo che ha indiscutibilmente caratterizzato le recenti tre giornate bakuniniane di Venezia.

Rivista A N° 50 Ottobre 1976


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