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FERRUA, Pietro. "Zapata sempre attuale"
Articolo pubblicato online il 18 aprile 2012
Ultima modifica il 26 aprile 2015

di r-c.
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Quest’anno 2010 ricorre e si festeggia in Messico il 1° Centenario della Rivoluzione.
C’è chi vorrebbe correggere le date e sostenere che la Rivoluzione non è iniziata nel 1910 e che i primi moti scoppiano ben prima. Altri sostengono invece che la caduta
di Porfirio Diaz , come pure l’insediamento di Madero , sono avvenuti soltanto nel 1911. I piú scettici dichiarano che la rivoluzione non si è mai conclusa e anche questo è un punto di vista che va preso in considerazione.

I compagni, comunque sia, hanno fatto buon viso a cattiva sorte e hanno indetto due manifestazioni celebrative , a modo loro , che sono avvenute in giugno e delle quali avremo modo di riparlare in separata sede .

Il primo colloquio internazionale su "Migrazione e Rivoluzione" ha avuto luogo fra il 7 e l’11 giugno u.s. ed è stato indetto dalla Direzione di Studi Storici dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (DEH-INAH) a Città del Messico.

Gli anarchici della capitale messicana hanno invece convocato i militanti a due [1]

"Giornate per il ricupero della memoria storica dell’anarchismo in Messico" nella sede del "Centro Sociale Libertario Ricardo Flores Magón"

Ricardo Flores Magón ed Emiliano Zapata sono le due maggiori figure che da un secolo dominano il panorama delle idee rivoluzionarie in Messico e non cessano di ispirare strategie di lotta valide per tutte le circostanze. Per questa ragione Magón e Zapata sono ancor oggi e piú che mai all’ordine del giorno, sia dei convegni sul passato storico della nazione, sia sulle barricate a Cananea (sí, di nuovo lí, anche se con attori diversi), a Chiapas, Oaxaca o altrove.

Al Convegno dell’INAH ho stretto amicizia con la Dott.ssa Laura Espejel , la quale, per ringraziarmi di "interessarmi ed amare la storia del suo paese" mi ha fatto dono di una sua plaquette :Emiliano Zapata como lo vierom los zapatistas (Edizione speciale dell’Istituto Culturale del Governo dello Stato di Morelos del 2010, 48 pp.).

Bellissima la veste tipografica magnificamente illustrata da Fernando Robles ed arricchita da fotografie scelte da Francisco Pineda e sapientemente corredata da testi selezionati da Laura Espejel [2]. Nella sua prefazione il Governatore dello Stato di Morelos, Marco Antonio Adame Castillo, ci spiega che questa pubblicazione è stata concepita per i bambini e gli adolescenti , parte di una mostra itinerante che percorrerà borghi e villaggi di Morelos affinché tutti imparino a conoscere chi li ha difesi e spronati e ha messo a repentaglio la propria vita per una causa nobile , senza pensare di trarne un tornaconto personale. Segue un’introduzione dello storico Salvador Rueda Smithers il quale allude alle proporzioni umane gigantesche del gran rivoluzionario che assurge a figura mitica, al di là di tempo e spazio.

Zapata fu seguito da tutti i contadini perché non solo era uno di loro ma colui che aveva meglio capito che la libertà e la terra, per gli agricoltori, vanno di pari passo.
Da centinaia di testimonianze incise dai ricercatori specializzati in storia orale, l’autrice ha saputo estrarre , con rara maestria, le dichiarazioni piú genuine, contundenti, convincenti, incisive, significative che potessero icasticamente colpire l’immaginazione dei loro eventuali fruitori.

Jesús Sotelo Inclán narra che Emiliano, all’età di nove anni, vide suo padre piangere e gliene chiese le ragioni.

"Perché ci tolgono le terre"

"Chi?"

"I padroni"

"E perché non lottate contro di loro?"

"Perché sono poderosi"

"Ebbene, quando sarò grande farò sí che le restituiscano"

(Questa conversazione viene riprodotta sotto la fotografia della casa della famiglia Zapata)

Ed è proprio cosí che son andate le cose. La vocazione di "Terra e Libertà" anche se l’ha presa da Magón, è sempre stata insita in lui.

Come nelle tragedie di Shakespeare non mancano i momenti di ilarità: ad esempio quando in uno dei rari viaggi in città, delle popolane chiedono agli zapatisti se son cannibali. La risposta, indiretta, la dà un’altra didascalia asserendo che la fame ogni tanto era tale che hanno dovuto cibarsi di cani, asini e cavalli anche se , in genere, venivano sfamati da contadini solidali.

Dichiara Serafín Placencia Gutiérrez, secondo capitano di cavalleria:"Se arrivavamo da qualche parte il villaggio stesso ci procurava da mangiare e quando ci ritiravamo da qualche parte su una collina, la gente del villaggio ci portava carichi di provviste, cosí mangiavamo" .

Alcune fotografie interessanti: Zapata e Madero, Zapata e Villa, cadavere di Zapata, sorretto dai suoi aiutanti, increduli.

I suoi commilitoni sperano che risorga. Simbolicamente Emiliano Zapata non è mai morto e continua ad alimentare le speranze di coloro ai quali ha additato il cammino della lotta per la liberazione da tutti i gioghi.

Pietro Ferrua

Notes :

[1Le due giornate previste dagli organizzatori sono state ridotte ad una sola per non creare difficoltà al programma del convegno accademico dedicato altresí quasi esclusivamente al "Magonismo". Gli interventi sono disponibili tramite U-Tube.

[2Invitata, il mese prossimo, a collaborare al "Ciclo di conferenze sullo zapatismo" indette dal Museo Nazionale di Storia (8 luglio-19 agosto 2010) ove presenterà una conferenza dal titolo:"Le Brigate Sanitarie zapatiste"


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