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FERRUA, Pietro. "Eravamo 220, insisteva Marek Edelman"
Articolo pubblicato online il 19 aprile 2012
Ultima modifica il 26 aprile 2015

di r-c.
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Ha vissuto per intero la tragica storia del ghetto di Varsavia e ne è stato uno dei pochi sopravvissuti. La vicenda di Marek Edelman, morto recentemente.

A proposito dell’impresa di Sapri concepita da Carlo Pisacane, il Poeta [1] ci ricorda: “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti” . Pare fossero meno ma l’aedo fu generoso. Per il Ghetto di Varsavia, Marek Edelman, intrattenendosi con un intervistatore che voleva, come l’autore della “Spigolatrice di Sapri” farne crescere il numero, ribadí, “eravamo duecentoventi”. Parafrasando aggiungeremo che, però, non son “tutti morti”. Lui , unico superstite dei cinque dirigenti partigiani del battaglione ebreo del “Bund” [2] e uno dei sei sopravvissuti all’ultimo rastrellamento e all’incendio del ghetto, ha osservato il silenzio per oltre sessant’anni, in parte per le sue scarse doti di oratore e di cronista, ma anche perché quasi vergognoso di essere rimasto inspiegabilmente vivo, per un fortuito concorso di circostanze.

A Liberazione avvenuta, viene considerato un eroe e tartassato di domande da giornalisti e storici. Vogliono almeno triplicare il numero dei militanti, desidererebbero farne una figura di primo piano, ma lui si schiva. Diventa cardiologo e continua a fare delle scelte. Da buon laico dice:” il Padreterno è pronto a spegnere la candela ma io devo subito proteggere la fiamma approfittando di una sua distrazione, affinché la fiamma arda un po’ piú a lungo che lui non l’avrebbe desiderato. Ciò è importante perché lui non è davvero giusto. Inoltre è cosa appassionante perché quando funziona vuol dire che lo abbiamo buggerato”. Gli si fa notare che assume un certo tono di arroganza nel suo dire, e Marek incalza “Mettiti nei miei panni, quando uno ha accompagnato tanti esseri umani verso il forno crematorio, rimangono dei conti da sistemare con Lui. Mi son passati tutti davanti (ero davanti al cancello) dal primo all’ultimo. Tutti, 400.000 persone sono sfilate davanti a me”.

Notes :

[1Si tratta di Luigi Mercantini, autore del ben noto “La spigolatrice di Sapri”, non del tutto dimenticato giacché il regista Gian Paolo Callegari, ne ha realizzato un film nel 1952.

[2Il Bund è un partito socialista ebraico fondato a Vilna, oggi capitale della Lituania ma allora appartenente all’impero russo, in un congresso tenutosi il 7 ottobre 1897. Il suo vero nome era “Die Yiddish Arbeit Bund” e la sua lingua ufficiale era appunto lo yiddish, parlato dalla maggioranza della manodopera ebrea dell’Europa Orientale. Ci saranno sezioni in parecchi paesi: Bielorussia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Russia ed Ucraina. La sua politica contrastava contro quella del movimento sionista, sviluppatosi nella stessa epoca e piú tardi contro quella boscevica. Anarchici ne hanno fatto parte o si sono alleati con i “bundisti” in circostanze speciali.


freccia Sul web : Leggere tutto l’articolo nell’A Rivista anarchica, anno 40 n. 352 aprile 2010

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